Conservatorio Bellini - Palermo da vedere

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Altri siti


Visita Conservatorio Bellini


Il Conservatorio di Palermo, uno dei più antichi tra quelli esistenti in Italia, venne istituito per volontà del vicerè Conte De Castro tra il 1617 e il 1618, presso la trecentesca chiesa della Santissima Annunziata, come Orfanotrofio del Buon Pastore, dedicato alla cura “de li spersi mascoli”. Dell’antica chiesa rimangono ancora oggi visibili il campanile, il colonnato dell’ex chiostro, l’elegante portale chiaromontano e un bassorilievo del Quattrocento raffigurante l’Annunciazione. A partire dal 1721 vi si intraprese anche l'insegnamento della musica, che divenne l’insegnamento esclusivo dell’istituto a  partire dal 1747. Nel corso del Settecento il conservatorio acquisì sempre maggiore importanza e prestigio, avvalendosi di insegnanti come il napoletano Nicola Bonifacio Logroscino (1698-1764 ca.) e diventando un importante centro di produzione musicale che lo portò a raggiungere una fase di grande prestigio alla fine del secolo (ne fu allievo anche Francesco Piticchio, che diresse l'Opera italiana a Brunswick intorno al 1786). All’inizio del secolo successivo il Conservatorio attraversò una fase di decadenza cui pose fine il deciso intervento del barone Pietro Pisani (1760 ca. – 1837) che ne assunse l’amministrazione dal 1833,  provvedendo a fornire il Conservatorio di un teatro e di nuovi strumenti e nuove musiche manoscritte e a stampa e chiamando a collaborare, in qualità di direttore, Pietro Raimondi (1786 – 1853) «celebrato compositore di musica sacra e teatrale per incredibili combinazioni nell'arte del contrappunto miracolo novissimo del secolo decimonono». Raimondi lasciò una profonda e duratura eredità attraverso l’opera dei suoi successori. Il primo fu il suo allievo Pietro Platania, cui seguirono il compositore Giorgio Miceli, Guglielmo Zuelli (maestro, tra gli altri, del compositore ennese Francesco Paolo Neglia, cui si deve la definitiva intitolazione del conservatorio a Vincenzo Bellini) e, successivamente, l’etnomusicologo Alberto Favara e Francesco Cilea.

Tratto da http://www.conservatoriobellini.it/it/il-conservatorio

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu