Santa Maria di Porto Salvo - Palermo da vedere

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Visita Chiesa Santa Maria di Porto Salvo

La chiesa di Santa Maria di Portosalvo è una chiesa di Napoli situata in via Alcide De Gasperi, all'inizio di via Marina, nella zona del porto; detta anche fuori le mura in quanto sorgeva appunto, fuori le mura della città. La struttura è chiusa da svariati anni. Dopo un lungo periodo di incuria, il monumento attualmente risulta in fase di restauro. Intorno alla metà del XVI secolo, un marinaio, Bernardino Belladonna, ebbe una grazia per essere scampato ad un nubifragio e sentì il bisogno di sdebitarsi fondando, insieme ad altri marinai ed armatori, una congrega con annessa cappella. Il 31 maggio 1554 il cardinale accordò il permesso ed il 1º giugno vennero eletti governatori della congrega il Belladonna, Nardo Calvanico, Annibale De Pronillo e frà Albano. La zona scelta fu alquanto isolita perché originariamente era una sporgenza di terra bagnata su tre lati dal mare ed inoltre si trovava fuori Porta di Massa. Pochi mesi dopo la fondazione della congrega laica, vennero iniziati i lavori della chiesa, che durarono fino al 1564 con l'ultimazione del soffitto incatenato per evitare crolli. Tra il 1564 e il 1565 si realizzarono imponenti opere di decoro rinascimentali che complessivamente vennero a costare 150 ducati: un certo mastro Battista costruì il coro con scala a chiocciola; nel frattempo fu stipulato un contratto con i falegnami Ferrante e Martino per la realizzazione di una cornice in legno, indorata da Iacopo Aniello, e con un pittore poco noto, che aveva anche affrescato la volta della chiesa, al quale fu chiesto di dipingere una Madonna. Negli anni settanta del XVI secolo fu dipinta una tela di Sant'Antonio e vennero realizzati due angeli nel quadro della Madonna. Nel frattempo vi furono notevoli donazioni tra denaro e opere, tra cui una tavola dipinta, per dieci ducati, da Girolamo Imparato. Alla fine del XVI secolo vennero realizzati alcuni interventi strutturali al coro e alla copertura dell'edificio. Tra il 1602 e il 1630 i confratelli decisero di rimodernare la chiesa con tele di artisti sconosciuti ed a buon mercato. Nel 1624 vi fu una riparazione alla palizzata a mare che proteggeva la chiesa dalle onde marine. Tre anni dopo vennero commissionate una tela per la sacrestia, lastre di marmo per quattro fosse e "riggiole" per il pavimento. Tra il 1633 e il 1634 venne realizzato il cassettonato ligneo dai falegnami Giuseppe d'Antonio, Sebastiano Milante, Giovanni Conventale e un certo Giovan Battista; fu intagliato da Cola Antonio Conte e un tale Michelagelo; fu indorato da Giuseppe Milone ed infine fu posto nel vano centrale del cassettonato una tela dipinta da Battistello Caracciolo. Furono anche acquistati dei candelabri argentei dell'orefice Onorio di Luca. Nel decennio tra il 1638 e il 1647 furono commissionati, ad altre maestranze locali, gli arredi in ebano a Vincenzo Cannavale, la ridecorazione delle cappelle allo stuccatore Aniello Lombardo, una tela di San Nicola a Iacopo di Castro ed infine la balaustra dell'altare maggiore ad opera di Dionisio Lazzari. Dal 1650 al 1700 si susseguirono ulteriori abbellimenti come indorature, suppellettili di argento e imbiancature di volte. Nel 1678 fu realizzato un apparato d'arredo di suppellettili in argento e coralli eseguito da Giovan Domenico Vinaccia. Poco dopo si provvide a rinforzare la palizzata con la direzione dell'ingegnere Lorenzo Ruggiano, mentre, su indicazione di Giovan Domenico Vinaccia, fu intonacata e indorata la cupola con affreschi di Nicola Russo. Nel 1749 fu terminata la palazzina progettata dall'ingegnere Ignazio Cuomo; questa era adibita a sagrestia e abitazioni dei confratelli. Le decorazioni furono eseguite dal piperniere Gennaro Pagano, dallo stuccatore Nicola Scodes, dal falegname Antonio de Curtis e dal pittore Giuseppe Baldi. Tra il 1767 e il 1769 furono compiuti vari lavori di restauro di tele e affreschi ad opera di Evangelista Schiano, mentre il cupolino fu imbiacato da Scodes sotto la direzione dall'ingegnere Francesco Giordano. Tra il 1769 e il 1772 vi lavorò Giuseppe Astarita, che trasformo radicalmente la chiesa nella sua disposizione; inoltre furono eseguiti interventi di decorazione dallo Scodes e dal marmoraro Antonio di Lucca. Nel 1775 fu realizzata dal di Lucca, su disegno dell'ingegnere Felice Bottigliero, la cona marmorea che sovrasta l'altare maggiore. I lavori terminarono intorno al 1778 per mancanza di fondi. Quindi di Lucca ultimò alcune opere marmoree e furono realizzate le cornici di piperno all'esterno dell'edificio; al contempo Angelo Viva eseguì sculture e gli obelischi in piperno all'esterno della chiesa, dei quali oggi ne resta solo uno. Nel corso del XIX secolo la chiesa venne inglobata, come la si vede attualmente, in una colmata percorsa da una strada urbana. Durante la seconda guerra mondiale l'edificio fu danneggiato e successivamente risparmiato dalla speculazione edilizia di via Marina. Attualmente la chiesa è chiusa e versa in grave stato di abbandono e degrado, tanto che sono stati eseguiti furti di suppellettili. L'edificio, nel marzo 2009, è stato candidato per il World Monument Watch 2010; un evento che farebbe rientrare la chiesa tra i monumenti mondiali.

Tratto da Wikipedia

 
 
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