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Palazzi storici 4


Visita Palazzina alla Cinese

Esterni

giardino posteriore

giardino anteriore

interni

le cucine
(Gli oggetti ornamentali e d'uso, esposti nelle antiche cucine della Palazzina alla Cinese, fanno parte della collezione Pitrè.)

la cappella

Coeva alla fondazione della Favorita, servì da dimora di Ferdinando IV durante il suo forzato esilio del 1798-1802. Fu progettata dall’architetto Venenzio Marvuglia che, in deroga ai canoni neoclassici allora imperanti, qua indulse all’esotismo bizzarro del nascente romanticismo, dimostrando pieghevoli gusto e sensibilità. E’ architettura fantasiosa, materiata di luce e colore, e impiantata su volumi armonici ed essenziali. Si noti la purezza del pronao, la linea elegante della copertura a padiglione, l’aereo gioco delle scale a torretta sui fianchi, prodigio di tecnica costruttiva dovuto a Giuseppe Patricolo. Nel piano seminterrato sono la sala da ballo e, a lato, altro ambiente per il buffet. Al primo piano cui s’accede da una scala esterna, sono il salone dei ricevimenti in stile cinese, la sala da pranzo con ingegnoso congegno per la rimozione dei piatti dalla tavola senza ausilio di domestici, la camera da letto del re. Al secondo piano è l’appartamento della regina con una saletta di ricevimento in stile turco, altra saletta in stile pompeiano, la camera da letto della regina e lo spogliatoio. Le varie decorazioni a fresco furono fatte da G. Velasquez.
Tratto da Giuseppe Bellafiore


La Casina Cinese si trova all'interno del Real Parco della Favorita voluto da Ferdinando IV e dalla moglie Maria Carolina, una delle figlie dell'imperatrice d'Austria Maria Teresa, al loro arrivo a Palermo durante l'esilio da Napoli (1798-1802). Acquistati ed espropriati i terreni nella Piana dei Colli, di proprietà delle nobili famiglie palermitane Airoldi, Pietratagliata Malvagna, Niscemi, Salerno, Lombardo e Vannucci, si costituì un parco esteso 400 ettari che comprendeva un terreno di caccia e grandi coltivazioni di ulivi, agrumi, fichi d'india e carrubbi. L'architetto palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia, incaricato della sua sistemazione, ne ridefinì gli spazi attraverso viali, esedre e arricchendolo con statue, vasche in marmo, grotte artificiali e tempietti. La Palazzina nacque dalla trasformazione di un preesistente edificio fatto costruire in stile cinese dal barone Benedetto Lombardo della Scala già definita in fase di costruzione nel 1790 come attestato da Léon Dufourny in Diario di un giacobino a Palermo 1789-1793. Su incarico di Re Ferdinando, la residenza venne acquisita nel 1799 da Giuseppe Riggio principe di Aci per divenire la residenza estiva dei sovrani. I lavori furono affidati allo stesso architetto Marvuglia, affiancato nel 1802 dal figlio Alessandro Emanuele. Per volere di Ferdinando IV il Marvuglia, pur essendo un architetto di stampo neoclassico, mantenne e ampliò il carattere esotico della costruzione, sulla scia di un diffuso interesse per le cineserie molto in voga nelle corti europee. L'edificio si sviluppa su cinque livelli. I due prospetti a nord e a sud hanno due portici sporgenti semicircolari con sei colonne in marmo coronati da una cornice a pagoda. Il portico meridionale presenta due scalinate di tre rampe ciascuna, e il piano seminterrato un portico con due archi acuti di stile gotico. Sui fianchi due caratteristiche torrette con scale elicoidali conducono alla balconata del primo piano. La parte centrale s'innalza sul resto dell'edificio e termina con la "Stanza dei venti" o specola, di forma ottagonale coperta a pagoda; lateralmente, a livello inferiore, si estendono i due ampi terrazzi con caratteristiche travi lignee traforate. L'esterno, particolarmente curato in ogni suo dettaglio, è contraddistinto da una notevole varietà cromatica delle decorazioni pittoriche sui toni del rosso, verde, malva e ocra, opera del decoratore napoletano Raimondo Gioia.

Tratto da un depliamt del museo.
Ultimo aggiornamento: 01/09/2019
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