San Giuseppe dei Teatini - Palermo da vedere

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Palermo barocca


Visita San Giuseppe dei Teatini

I TEATINI A PALERMO. Vennero nel 1602, stabilendosi nella casa annessa a S. Maria della Catena. Ottennero quindi in questo luogo la chiesa di S. Elia che demolirono assieme a molte costruzioni vicine iniziando in scala grandiosa la costruzione della chiesa e della loro dimora. I Gesuiti, gelosi della potenza dell'ordine rivale, insorsero affermando che parte di quel terreno era di loro proprietà e che il nuovo edificio avrebbe oscurato le loro progettate scuole. Ma i Teatini, appellandosi all'autorità viceregia, ebbero partita vinta. Nel 1612 veniva posta la prima pietra del tempio. Palermo era allora un fervido cantiere: la smania dell'imponente aveva preso committenti e costruttori e sorgeva la città barocca. Le enormi colonne di S. Giuseppe, monoliti da sette a dieci metri, erano trascinate per le vie cittadine sotto lo sguardo stupefatto degli astanti. Nel 1645 la costruzione era terminata; nella seconda metà del '600 e per tutto il secolo successivo si lavorerà a decorarla. Durante l'insurrezione popolare antispagnola del 1647, Giuseppe D'Alessi vi riunì due volte il popolo in assemblea per discutere le condizioni da imporre al vicerè. Nel 1943 le bombe fecero crollare la volta della navata centrale arrecando danni gravissimi a tutto l'edificio. Ora esso è stato restaurato e sulla scorta di fotografie si è ripristinata la decorazione perduta ivi compresi gli affreschi.

LA CHIESA DI S. GIUSEPPE. Architetto ne fu il teatino Giacomo Besio che, nato a Savona e formatosi a Genova, riprodusse qui la magnificenza degli edifici genovesi. L'esterno ha massa unitaria e compatta; vi domina la slanciata cupola, opera di Giuseppe Mariani. All'angolo orientale sono i primi due ordini di un incompiuto campanile disegnato da Paolo Amato. La facciata è in aggetto tra la concavità del cantone meridionale di piazza Vigliena ed altro mediocre cantone in simmetria ; è in essa una statua di « S. Gaetano » di Baldassare Pampillonia (1738). Subito dopo l'ingresso, una scala in discesa conduce alla vasta cripta detta chiesa della madonna della provvidenza. L'interno, edificato su modulo grandioso, è d'ampia e luminosa monumentalità, rinvigorita dallo slancio elegantissimo delle alte colonne. Il tema dinamico dell'arco a pieno centro trascorre, con ritmo veloce, dagli archi della navata centrale alla curvatura della volta, agli arconi del transetto, alla concavità dell'abside e culmina nell'aerea volumetria della cupola; la decorazione squillante, lungi dall'interrompere tale ritmo, lo esalta riproducendolo indefinitamente. La chiesa è rivestita interamente di marmi pregiati, composti quasi ovunque in forme architettoniche di sobria linea e contenuto pittoricismo. Gli stucchi di vigorosa corposità tessono una vibrata cornice agli affreschi condotti su toni tenui e luminosi. La volta della navata centrale conteneva affreschi, ora quasi totalmente rifatti, del messinese Filippo Tancredi, con storie della vita di S. Gaetano (1693). Gli affreschi del presbiterio sono dei pittori Andrea Carrera e Giacinto Calandrucci (sec. xvn), quello della cupola con il «Trionfo di S. Andrea Avellino» (1724) è opera del fiammingo Guglielmo Borremans.

Tratto da Giuseppe Bellafiore

 
 
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