San Domenico - Palermo da vedere

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Il Chiostro

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Nell'omonima piazza, è uno dei più sontuosi monumenti della Palermo barocca.

LE TRE CHIESE. I Domenicani vennero a Palermo attorno al 1217, vivente ancora S. Doe furono ospitati dall'ordine dei Teutonici della Magione. Cresciuto il loro numero e la loro importanza nella città, cercarono una loro sede ed, essendosi resa libera la chiesa di S. Matteo che sorgeva nel Cassare di fronte all'attuale, vi stabilirono il loro cenobio ed ivi risiedettero fino al 1300. In quell'anno si trasferirono in questo luogo, eminente sulla depressione della Cala; qui edificarono una loro prima chiesa ed un convento, di cui rimane gran parte del chiostro attaccato alla s. della chiesa. Ma un secolo e mezzo dopo, essendosi l'ordine ulteriormente ingrandito, fu necessario provvedere all'edificazione di una chiesa e di un convento più vasti. Sorse così la seconda chiesa nel 1458 ad opera dell'architetto Salvo Cassetta, non altrimenti noto. Di essa rimantracce della tribuna, visibili dalla via Bambinai. La terza chiesa, cioè l'attuale, fu innalzata a cominciare dal 1640, allorché, nel generale rafdegli ordini religiosi, anche quello domenicano possedeva enorme prestigio e ricArchitetto ne fu il domenicano Andrea Cirrincione. La vecchia chiesa quattrocentesca fu ritenuta insufficiente e la nuova fu tanto più larga che occupò l'antistante piazza aperta nel 1400.

LA FACCIATA. Fu aggiunta assai più tardi nel 1726, dopo che, nel 1724, era stata aperta la nuova piazza. Il barocco severo, d'origine romana, dominante nelle chiese palermitane secentesche, attenua qui il suo plasticismo divenendo arioso e largamente scenografico. Il rilievo delle membrature, ed in specie delle colonne sovrapposte, si subordina al vasto respiro delle chiare pareti distese in larghezza ed esenti da ondulazioni. Il corpo centrale s'equilibra tra i bizzarri campanili che lo dominano in altezza e segnano un profilo pittoresco all'ultimo ordine della facciata. Questa trova unità soltanto nell'armonioso accordo dei molteplici motivi sui quali nessuno ha ruolo dominante. In questo monumento s'apre il fluido discorso dell'archirococò e s'estingue quello concettoso e vibrato del primo barocco. Le statue in stucco che ornano la facciata hanno valore prevalentemente decorativo. Si raffronti, ancora all'esterno, la saldezza dei muri laterali e della tribuna, seicenteschi, con la sciolta eleganza della facciata.

L'INTERNO. È a croce latina con tre navate e profonde cappelle. La sodezza delle colonne, l'uso dell'ordine tuscanico e di archi a tutto sesto, la disadorna severità delle pareti, vi segnano un respiro disteso e solenne. Dalla metà del secolo scorso, la chiesa è stata adibita a Pantheon di siciliani illustri, e vi sono state allogate varie tombe, cenotafi e targhe commemorative che qui non illustreremo, risultando per ognuno di essi chiaramente segnato il nome del defunto. Fra gli altri vi sono o vi sono ricordati il Meli, il Piazzi, il Novelli, l'Amari, Ruggero Settimo, il Villabianca, il Pilo, ecc., nomi autenticamente illustri con altri che lo sono assai meno. La scultura locale sette-ottocentesca vi è rappresentativamente presente con opere di I. Marabitti, L. Pennino, V. Villa,reale, R. La Barbera, S. Valenti, R. Anastasi, Domenico e Benedetto De Lisi, ed altri. Nella chiesa si riunì, durante la rivoluzione del 1848, il Parlamento siciliano.

Tratto da Giuseppe Bellafiore

 
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