Santa Maria degli Angeli - Palermo da vedere

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Luoghi di culto 3


Visita Santa Maria degli Angeli - La Gancia

Cortile interno

LA GANCIA FRANCESCANA. Attorno al 1490 i frati di S. Maria di Gesù, presso Palermo, avevano ottenuto da Innocenzo VIII di edificare, presso e non entro la città, una loro « gancia », un ospizio cioè per i loro ammalati e per coloro che avessero affari in città. Ma essi, possedendo in questo luogo, dentro le mura cittadine, l'antica chiesa di S. Gìrolamo, contravvennero a quel divieto ed innalzarono qui, agli inizi del Cinquecento, la loro nuova casa e la chiesa. Si oppose a ciò energicamente l'arcivescovo di Palermo, ma i frati si rivolsero nel 1508 a Giulio II che ordinò che le fabbriche si portassero a compimento. Da allora il convento s'ingrandì e s'estese, in specie al tempo del viceré Vigliena.

LA CHIESA. Sebbene profondamente manomessa nel corso dei secoli, mostra ancora visibile all'esterno il suo originario carattere. È costruita con conci squadrati, secondo volumi ordinati geometricamente. Una forte modanatura, a marcate spezzature, la recinge alla base. La facciata nuda ha un portale di taglio sobrio e deciso, analogo all'altro laterale, sulla via Alloro, con delicato bassorilievo della « Madonna » sull'arco. L'interno non ha più le originarie strutture gptiche ma conserva il primitivo impianto planimetrico della larga nave con cappelle laterali. L'opera di radicale trasformazione ebbe Inizio nel 1672 allorché i frati, per inconsulti lavori nella sottostante cripta, provocarono il crollo di tutta la parte della chiesa oltre il transetto. Gli archi delle cappelle da ogivali divennero centrici e una sontuosa decorazione copri le pareti. Giacomo Serpotta, tra la fine del '600 ed i primi anni del '700, ornò di stucchi alcune cappelle e la navata maggiore; F. Tancredi, A. Grano, ed altri, nella stessa epoca, vi stesero un vivace manto pittorico. Nella prima metà dell'Ottocento quella decorazione fu manomessa e gli stucchi serpottiani della nave andarono distrutti. Degli affreschi del Tancredi (e. 1706) rimangono quelli della cappella di S. Chiara, di S. Rosa, dello Sposalizio della Vergine, nonché i medaglioni di santi francescani nei pennacchi degli archi della navata. Alcune cappelle conservano la eccellente decorazione, gli altari e le balaustre in marmi mischi. Resti della fabbrica originaria sono, nell'ala d. del transetto: una finestra fortemente sagomata ed un largo arco, unico scoperto di un loggiato sovrastante la navata di d. della chiesa ed ora serrato fra i muri moderni e recentissimi.

Tratto da Giuseppe Bellafiore

 
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