Loggia della incoronazione - Palermo da vedere

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Palermo normanna


Visita loggia della incoronazione

LA LOGGIA E LA CAPPELLA DELL'INCORONAZIONE. Sono all'angolo della via omonima con la via Matteo Bonello. L'insieme attuale e costituito da tre edifici di epoche diverse:

1) Un brano di una sala ipostila d'età agla bita  (sec.  IX),  forse  appartenente  alla  grande moschea della Palermo musulmana. Questi resti sono costituiti da una serie di pilastri e colonne visibili nel pronao, all'interno e nella zona absidale della cappella.  Essi sorreggevano gli archi e la copertura   di  un   ambiente   longitudinale, a guisa  di navata,  lungo  circa m. 18 e largo circa m. 3,80. È questa l'unica testimonianza conosciuta dell'architettura della prima età islamica siciliana.

2) La cappella ài S.  Maria l'Incoronata databile all'età della monarchia normanna, prima del 1184.  Essa fu uno dei numerosi inserii architettonici che vennero a collocarsi entro la vecchia moschea musulmana convertita in cattedrale dopo la conquista cristiana. E preceduta da un pronao ed è costituita da un unico vano (m. 4,82 x 13,36) absidato. Il paramento murario è liscio e contìnuo e la sua bellezza è affidata alla qualità della materia tufacea e soprattutto alla accuratezza del taglio e della positura dei conci.

3) La loggia dell'Incoronazione fu eretta tra il Cinque e il Seicento, utilizzando colonne e capitelli del distrutto edificio aglabita. È detta dell'Incoronazione perché, secondo la tradizione, i re di Sicilia, incoronati nella vicina cappella, qui si affacciavano al plauso del popolo. In realtà la cerimonia dell'incoronazione avveniva in forma solenne nella cattedrale.

La cappella, nel periodo vicerogio ed oltre, fu adibita ad uso di oratorio e di archivio della Maramma o Fabbriceria del Duomo. Sotto il loggiato, durante la carestia del 1591, furono sepolti a diecine i popolani morti di fame. Nel 1860, durante la liberazione garibaldina, le bombe borboniche ridussero in rovina la cappella che recentemente è stata riedificata.

Tratto da Giuseppe Bellafiore

 
 
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